22/09/20

Michele Spagnolo, artista che conosco personalmente, studia da un po’ di tempo il mondo delle piante. Il suo intento è quello di riuscire a trovare un contatto, affidandosi a delle ricerche che mostrano come le piante comunicano e percepiscono il mondo esterno. Esse sono infatti sensibili alle emozioni e con particolari strumentazioni è possibile registrare le vibrazioni che producono. Queste vibrazioni possono essere tradotte in suoni, ovvero in vere e proprie composizioni musicali: alberi e arbusti come l’acero, la magnolia o l’aloe sono stati registrati da Michele per svariate ore rivelando questi scambi. Il suo modo di ascoltare il mondo vegetale si traduce in un rendere percettibile un’energia che altrimenti rimarrebbe inascoltata.

Passando ora al mondo dell'arte, vorrei rendere a parole un'idea difficile da materializzare, proprio perché ha a che vedere con la sfera della percezione. Nel rappresentare ciò che diventerà un suo “soggetto” l'artista si ritrova a mettere in atto dentro di sé un'operazione che definirei spontanea, ovvero si deve convincere che questo “soggetto” non stia mutando la sua forma (cosa che invece avviene continuamente). Si dice per esempio che uno scatto fotografico sia in grado di “fermare un istante”. Ma l'artista che fotografa, fermando l'istante, non può fermare la mutevolezza insita in tutte le cose. E' per questo motivo che nei miei lavori artistici sovrappongo più spazi e più tempi nel medesimo contesto. Un istante, un luogo riprendono così vita, si riprendono la vita che è stata loro negata nell'attimo stesso in cui sono stati “fermati”.

Allo stesso modo, ora scopro che le piante non sono mute o sorde, ma anzi accolgono gli stati emotivi di chi sta loro attorno. Così, anche da scrittore del Vangelo Pratico, ho spesso usato parallelismi con il mondo della natura, per far immaginare al lettore una energia che ci attraversa continuamente. Anche se non la vediamo.

Per chi volesse approfondire o chiedere informazioni a Michele e ascoltarne la musica, visiti la pagina “Musicologia Botanica”: https://musicologiabotanica.bandcamp.com/

15/09/20


Chi come me ha la passione di visitare posti abbandonati, sa bene quanto potente possa essere la natura quando è libera dal controllo dell’uomo. Sono sufficienti pochi giorni, infatti, perché le piante spuntino dove prima c’era un marciapiede, se si smette di camminarci sopra; dopo qualche settimana l’edera e altre piante rampicanti avranno già coperto buona parte delle superfici; un piccolo bosco si farà strada tra le crepe e gli interstizi fino a spingere e travolgere i muri. Gli edifici si mostrano per quello che sono, non appena cadono in disuso: un fragile cumulo di sabbia.

Quante volte ho trovato alberi sani e forti cresciuti da soli dal centro di una stanza, dove prima c’era il tavolo della cucina o una rampa di scale… Molto spesso, il curiosare nelle case vuote deve essere compiuto con cautela perché le piante fagocitano quello che secondo gli ingegneri dovrebbero invece essere i punti saldi: fondamenta, pavimenti, colonne, il tetto… Basta che non ci sia nessuno a tener lontano la vegetazione che ogni cosa potrà crollare e diventare di nuovo terra fertile… Infatti, anche se osserviamo queste cose, non si deve credere che la natura ci sia ostile. Cerca semplicemente la vita, non di prevaricarci; le piante sono semplicemente alla ricerca di una base sulla quale aggrappare le proprie radici… Anche qualcosa di enorme come un edificio, se dovesse crollare non sarà mai veramente una distruzione.


28/08/20

Prefazione al VANGELO PRATICO

 Prefazione

di Eva Comuzzi *

Ho conosciuto Enzo dieci anni fa, durante un reading di poesia. Sguardo

stralunato, fra l’assente e il perplesso, mi osservava e ascoltava in silenzio.

Poi si metteva in disparte. Non era semplice collocarlo, non comprendevo

chi fosse veramente. Se fosse serio o mi stesse prendendo in

giro. Era indubbio vivesse su altre frequenze. Poco dopo ho scoperto

che, oltre a scrivere, era anche un artista visivo e che proprio le sue

poesie davano spesso vita a performance, video o fotografie. Anche in

quel contesto l’occhio era sfocato, in un alternarsi costante di presenza e

assenza, rapporti con la realtà, l’apparenza e la distorsione. Vi percepivo

un tentativo costante di mettere in discussione vari punti di vista. E poi

aveva sempre un legame molto stretto con la luce. Con l’illuminazione,

potrei dire ora. Questi interventi di stratificazione e dissoluzione continuavano

anche nei suoi video, dove la riflessione sulla memoria, il

vissuto e il passato era forse ancora più evidente. Credo sia stato proprio

partendo da questi “dubbi visivi”, da queste immagini ancora fuori fuoco

davanti e dentro sé, che Enzo abbia iniziato una riflessione più profonda

sul suo essere artista ma anche sul suo essere uomo. Dopo varie mostre

fatte assieme, infatti, lo scorso anno, durante un dialogo pubblico, mi

comunicò che il manifesto del suo lavoro c’era già ed era il Vangelo.

Un’affermazione che ancora una volta poteva sembrare eccessiva, fuori

luogo e anche in controtendenza per una persona della sua età. Soprattutto

per un artista. Ricordo che per quell’incontro portò pochissime

immagini della sua produzione, quasi volesse farla immaginare a chi ci

ascoltava. E nominava spesso Gesù e il suo viaggio raccontato nei Vangeli.

“Seppure non lo citi direttamente”, disse, “il Vangelo è ciò che mi ha

permesso di alzarmi verso la luce e verso una maggiore consapevolezza

e libertà. Nella ricerca di ascesi, la gente viene fatta confluire, anche per

motivi commerciali, in quel grande bacino dove c’è tutta l’alternativa

al Vangelo, dalla New Age alle religioni orientali, dalla naturopatia alla

cromoterapia, all’ufologia e così via”. “In realtà”, continuò, “sono tutte

pratiche che immobilizzano, anziché liberare (almeno nella loro versione

occidentale) e sono convinto che in tutto ciò ci sia un tornaconto, che

sia una modalità commerciale per racchiudere le persone in gruppi e

categorie regolate”. E la nostra riflessione si era poi spostata sul notare

quanto fosse presente, anche nel mondo artistico – nelle ultime biennali,

in particolare – la presenza dell’alchemico, dello sciamanesimo. Dello

spirituale. È questa una moda o una reale esigenza? È una volontà di

ritrovarci, attraverso simbologie arcaiche e riti ancestrali e di riportarci

alle energie della terra che stiamo sempre più violentando o un altro modo

per perderci? “Se inviti le persone a osservare l’arte e a concepirla come

qualcosa di più profondo, ovvero qualcosa che passa anche attraverso i

suoi simboli”, continuò, “significa che hai intercettato che c’è anche un

bisogno da parte del pubblico e dell’artista di avere un orientamento in

tutto ciò. È evidente che questo dipenda dal fatto che qui da noi non si

viene preparati alla spiritualità”. Secondo lui e, a mio avviso, non a torto,

tutta questa domanda di spiritualità non sa però che cosa effettivamente

domandare. E questo problema, ovvero che cosa posso chiedere, dove

posso andare a cercare le mie risposte, era ben evidente nella successiva

performance messa in atto nella chiesa di San Girolamo a Cervignano

del Friuli, in occasione della mostra The Other Side Of The Moon, da me

curata con Orietta Masin. Ne Le persone con molti corpi, dei musicisti

suonavano di fronte all’altare, mentre Enzo, al centro era un ammasso

informe. Una maschera che attraverso una forma di esorcismo cercava di

liberarsi dalla sua Persona per diventare Essenza. All’apice del concerto,

attraversava il pubblico legando tutti i presenti tra di loro con dei fili. Lo

scopo, anche qui, era quello di manifestare, come in un sogno, quanto

potrebbe accadere quando si cerca una libertà tramite lo spirituale senza

sapere dove cercare. In questo libro, suddiviso in quattro parti principali

(consapevolezza, compassione, fede e beatitudine), Enzo cerca di darci

dei suggerimenti per imparare a domandare e cercare, nel modo e nei

luoghi più adatti, al nostro sé più profondo. Per la partenza ci suggerisce

una cosa fondamentale, ovvero l’abbandono di quel controllo continuo

e ostinato che abbiamo e che pensiamo di poter avere su tutto, con con-

seguenti malesseri e sensi di colpa se ci distraiamo da esso e accade

qualcosa che non avevamo previsto. “Accettare il mistero”, sostiene

Enzo, “è il primo passo del viaggio verso la consapevolezza. Un salto

nel vuoto fa paura e questo è il motivo per cui spesso ci si accomoda a

sostenere che bisogna piuttosto vivere tenendo tutto sotto controllo.” Ma

la vita, come egli sostiene, non è un momento per stare attenti. Piuttosto,

aggiungo io, è un momento per fare attenzione a tutto ciò che ci accade

e ci circonda. Un momento per osservare e comprendere come tutto sia

in connessione e come questo abbia un senso per il nostro percorso, che

a sua volta ha un senso solo se vi è azione e trasformazione. Come lo

scrittore e giornalista brasiliano Fernando Sabino affermava: “Di tutto

restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che

abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima

di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un

ponte, del bisogno, un incontro”.

2019


Storica dell’arte.




21/08/20

 https://youtu.be/XiH2Ze1O-eY

Da oggi inizia il canale Youtube che raccogliere video per poter condividere quanto amo: la vita, la realtà e la sua conoscenza...

17/08/20



Ciao a tutti, vi voglio parlare dell’arrendersi a qualcosa di infinitamente più grande di noi.

Per capire, facciamo finta che questo “qualcosa” sia una persona: quando si può giungere al desiderio (non forzatura) di arrendersi a un altro? Quando questo desiderio è mosso dall’amore verso l’altra persona. Così, spontaneamente cessano le opposizioni, scompaiono i contrasti e le resistenze.

Amare questo qualcosa di infinitamente più grande di noi è possibile anche se non è un oggetto definibile. Anzi, proprio perché caratterizzato dall’infinitezza è senza limiti, onnipervasivo, universale… è la vita stessa. Quello che nelle religioni, per convenzione, si è deciso di identificare con il termine “Dio”. Allora accoglierlo significa accogliere la vita e dirle sempre di sì. Più si accetta quanto capita nella vita e più c’è amore. Ma anche creare l’ambiente ideale per cui la vita e l’amore affluiscano.

Come sarà un’esistenza carica di amore e vita? Ricca di felicità, soddisfazione e realizzazione.

Ma attenzione, non si sta parlando che per essere pienamente felici bisogna compiere chissà quale sforzo, che per avere appagati i propri desideri si deve per forza rinunciare a qualcosa o che per vivere una vita realizzata bisogna mettere in conto che la spunterà solo chi si carica di caparbietà e spirito di sacrificio. 

No, non ci sarebbe alcuna guerra o arrampicata da compiere. 

L’unica cosa da fare è semmai il contrario: smettere di opporsi a quanto la vita propone, scegliere di reagire alle cose con amore. E anche questo atteggiamento è da compiere, non è spontaneo. È il modello mostrato nel Vangelo, il quale deve essere, appunto... fatto.

Io sono nato e cresciuto in un ambiente cattolico, così che spesso capitavano occasioni in cui si parlava del Vangelo (in chiesa, a scuola, a catechismo, in famiglia). Eppure tali discorsi parevano poi non avere un riflesso nelle scelte quotidiane, nel modo di vivere… anche di coloro che me lo volevano spiegare. Come se esso fosse solo un costume, una tradizione aleatoria da tramandare della quale è sufficiente acconsentire a farne parte e accettare di capirla in un modo o in un altro. Invece, il Vangelo non è una cosa che deve essere semplicemente capita, anzi, va al di là del mero comprendere. Addirittura, per adattare certe pagine al ragionamento quotidiano delle persone, trovavo che il Vangelo veniva spiegato in modo banale, sempliciotto e pure mitico. Come qualcosa, appunto, che può solo essere messo da parte quando si crescerà e si inizierà a fare le scelte autonome per la propria vita.

Piuttosto, il Vangelo è pratico e in questo modo lo tratto nel mio libro. Assumere nella propria vita i comportamenti lì introdotti, anche le riflessioni che apparentemente paiono illogiche, porterà a un cambiamento radicale nella propria vita. Inaspettatamente. Arricchendola di felicità, soddisfazione e realizzazione che non si consumano.

Come si può avere la prova di ciò? Nel fatto che io non ve lo sto dicendo perché l’ho imparato da qualche parte, ma perché lo vivo. Iniziamo a imparare, infatti, che il Vangelo non invita a una vita speculativa ma pratica. Tant’è che non vi servirà a niente credermi, perché le credenze non possono portare a cambiamenti inconsumabili come qui proponiamo: voi tentate e poi credete solo a quello che troverete. Fatevele da sole le prove.

A meno che, ovviamente, voi non abbiate già deciso che la felicità può essere invece solo qualcosa di transitorio e fugace... 

10/08/20


Ciao, sono tornato ora da 10 giorni di vacanza, spero che anche le tue ferie siano state piacevoli come le mie.

Nel corso del viaggio, mi sentivo incuriosito per qualsiasi cosa mi si parasse davanti... capita a tutti, vero? Specialmente quando si va in un posto mai visto prima.

Sono stato così attirato da tante novità e sorprese che avevo l’impressione di non poterle comprendere del tutto. E addirittura che alcune mi sarebbero sfuggite.

Ma questo è normale se si vuole vivere un’esplorazione, un visita conoscitiva di luoghi mai incontrati. Come si potrebbe infatti compiere un viaggio di questo tipo sapendo già cosa ci si aspetta? Sarebbe piuttosto un semplice andare da un’altra parte…

Addirittura, in un viaggio si è un po’ obbligati a modificare le proprie abitudini. Se no, sarebbe un fare sempre le cose consuete cambiando solo il contesto, la scenografia sullo sfondo.

Invece, il vivere situazioni diverse, fare nuove esperienze, ricevere così stimoli fuori programma che potrebbero arricchire intimamente il viaggiatore, sono fattori talmente importanti per il benessere da far da sempre considerare il turismo come un vero e proprio bisogno. E non un semplice divertimento o intrattenimento. 

Tutti siamo consapevoli di ciò perché, in un modo o in un altro, siamo nelle condizioni fortunate di poter staccare dalla routine ogni tanto. Opportunità che, come sappiamo, non è scontata: non lo è stato di certo per chi viveva altre epoche e, purtroppo, non lo è oggi per chi è inserito in ambienti che pongono troppi limiti.

Ora voglio farvi notare che vivere esperienze sempre nuove e mutevoli è la caratteristica stessa della vita. Non solo di un viaggio perché ci porta altrove; anzi, possiamo proprio dire che la vita stessa è come un viaggiare. 

Potreste dire che la vostra vita è un viaggio?

Ovvero, nel corso della vostra quotidianità, cercate di dirigervi verso la novità, l’inedito, l’inaudito, l’ignoto…? Oppure utilizzate quello che già conoscete come punti di riferimento da usare per le scelte e le preferenze?

Io ricordo che durante le vacanze cerco sempre di dirigermi verso dove non so cosa troverò: quest’estate sono stato in un’isola della Grecia e ogni giorno andavo su una spiaggia diversa e così via quando visitavo i villaggi o pensavo a cosa avrei mangiato a cena…

La vera vita è quella che ci aspetta finita la vacanza o è invece quella che viviamo durante la vacanza?

Ovviamente non si vuole criticare il modo in cui uno decide di vivere e le scelte personali, ma con un tono leggero si vuole far riflettere: quando si è in viaggio (come io in Grecia, fino a poco tempo fa) sarebbe lo stesso se ci si recasse sempre nella stessa spiaggia, se ogni giorno si visitasse lo stesso villaggio e mangiato al solito tavolo con il solito menù?

27/07/20

Dovremmo immaginare la vita come la spedizione di un avventuriero in un paese sconosciuto da attraversare per scoprire un tesoro inestimabile. Il quale è la Verità su tutto, anche sull’avventura stessa, prendendo coscienza di sé e della vera Realtà, di Dio. Cosicché, non è fondamentale che la vita sia catalogabile in un modo o in un altro, che sia scandita in susseguenti incarnazioni o ci si incarna una volta sola sicuri che si ritornerà alla “fine dei tempi”. Tutti questi dettagli sono alla stregua di sfumature come i vari incontri, gli enigmi e le insidie che l’avventuriero dovrà affrontare per giungere al tesoro. Tali dettagli sono a lui indispensabili per la meta ma il suo scopo è solo il tesoro, come potrebbe interessargli altro?


20/07/20

La felicità autosufficiente



La società che si affida alla tecnologia avrà un beneficio in fatto di progresso, però non potrà mai essere autonoma. Proprio perché a rispondere alle sue richieste è qualcosa di esterno a lui. Per di più, la tecnologia, essendo un artificio, dovrà sempre avere un controllore perché, appunto, non è autonoma… e di seguito: un controllore che controlla il controllore, un controllore che controlla il controllore che controlla il controllore, ecc.
Così, le persone che abitano in una simile società godranno, grazie alla tecnologia, di più opportunità in molti settori, dai servizi ai bisogni primari, dall’intrattenimento alle relazioni… Ma la loro libertà non potrà essere totale, abbiamo visto.
Con la pratica del Vangelo si scoprirà che fintanto io mi affido a qualcosa di esterno a me per ciò che ho da vivere, la mia felicità, soddisfazione e possibilità di realizzazione non saranno mai esaustive. Proprio perché il mio essere felice, la mia possibilità di superare sofferenze, l’impegno nel raggiungere traguardi, ecc. è condizionato da quello che mi circonda… Pertanto, la vera e piena felicità e soddisfazione sono possibili quando esse non variano a seconda di quello che mi succede.
Perché la vera felicità non si ottiene da qualcosa, se no dipenderebbe da quello che si ha o si riesce a guadagnare dalle proprie azioni. Essa esiste a prescindere, è la conseguenza di un affidarsi invece a qualcosa che non può cambiare mai. Qualcosa di assoluto.
Se la mia felicità è autonoma, è autosufficiente, come potrebbe capitare qualcosa che la influenzi? Certo, sono triste se capitano cose tristi, annoiato quando non c’è nulla da fare e al verde quando finiscono i risparmi; ma nulla potrà mai intaccare qualcosa che fondamentalmente è… a sé stante.
Libero.

16/07/20



Il mio libro si intitola “Vangelo Pratico”, quindi di certo tratterà di Vangelo, di religione, di spiritualità… Spesso è sufficiente nominare questi argomenti per vedere reazioni annoiate. Come se fosse di sicuro una barba, o una storiella per bambini. Figuriamo poi leggerci un libro…
Questi argomenti vengono di solito esposti in modo astratto e anche con espressioni poetiche e paternalistiche. Io stesso ricordo da bambino, a catechismo, i discorsi sulla fraternità e l’amore spiegati con immagini edulcorate slegate dalla realtà. E, quel che è peggio, affermando punti di vista che nel mondo non sono facilmente riscontrabili.
Come parlare pertanto di simili cose se nella realtà di tutti i giorni non se ne ha un riscontro diretto? Non ha molto senso, vero? Oppure davvero chi educa in modo religioso è convinto che da adulti diventeremo dei veri cristiani?
Se le persone vengono abituate a qualcosa che poi non troveranno nel loro futuro o non ricevono gli effettivi strumenti per esserne loro i realizzatori, è probabile che in ciò si nascondano finalità che hanno più a che fare con la società e il suo ordine, piuttosto che con la spiritualità.
Ma allora, cos’è questa spiritualità? La spiritualità non serve per diventare delle persone più spirituali o che vedano solo l’astratto nella realtà, serve per essere persone più pratiche. Perché la spiritualità ti permette di avere una visione più nitida e sicura di quanto si vive, su di sé e la realtà. 
La spiritualità non serve neppure a diventare migliori o pieni di amore; queste cose, al massimo, sono conseguenze del diventare più consapevoli e meno dubbiosi su quanto si vive.
Perché la realtà è sì fatta di eventi e cose che continuamente cambiano da sembrare di non poterne mai avere un controllo, ma al di sotto di ciò c’è qualcosa che non può mutare, è assoluto. È su quello che la spiritualità ti permette di poggiare i piedi: in cosa dovrebbe esserci dell’astratto in tutto questo?
O barboso?
Ovviamente, non abbiamo nulla contro coloro che educano alla spiritualità perché sappiamo bene, per esperienza diretta, che è facile che non siano stati forniti degli strumenti adatti per comunicare simili messaggi con le persone di oggi. Molto è cambiato da quando io ero bambino, e tanto è anche cresciuta la curiosità e l’interesse per questi argomenti. Il mio libro, infatti, si colloca proprio in questo desiderio di andare a fondo, sicuri delle moltitudini di viaggi che il Vangelo ci permetterà.

07/07/20



Oltre a farsi prendere dalla curiosità al punto da protendersi in avanti nel vuoto, sopra allo strapiombo, quest’uomo deve anche fare attenzione a mantenersi saldo alle proprie stampelle.
Certe volte le persone si spingono letteralmente in avanti, oltre le proprie sicurezze, se sentono che comunque qualcosa c’è. Qualcosa che proprio perché più avanti rispetto al terreno che sostiene, deve essere per forza diverso, unico, mai visto prima…
Non è per il piacere del rischio che ci si comporta così, è la nostra natura. Anzi, se non ci fosse stato il termine della terra e la fine del sentiero segnato, quell’uomo non si sarebbe incuriosito a tal punto.
Potremmo anche affermare che è facendo così, che siamo esseri umani. Tutti noi, infatti, ricorderanno innumerevoli volte che hanno allungato la testa, percorsi metri o chilometri in più soltanto per la sete di sbirciare un poco più in là.
Questa è pure la forza che ha favorito l’intero progresso e le scoperte conquistate in ogni campo. Ovunque e in qualsiasi epoca. 
E tutti noi sappiamo anche che si riferisce a una curiosità che ha a che fare con noi stessi come persone… con una coscienza e forse un’anima. Guardare dentro di sé e come sporgersi dal burrone di una montagna e se qualcosa c’è oltre, significa che, in qualche modo, da qualche parte sia raggiungibile.
A pochi passi, anche senza stampelle o la possibilità di vedere nitidamente di fronte a noi, riusciremmo a discendere e familiarizzare con qualche nostro mistero.

06/07/20




Compiere un viaggio pieno di avventure come un cercatore di tesori che segue la mappa. Perché si vorrebbe vivere diversamente?

04/07/20



Com’è possibile scrivere ancora sul Vangelo? 
Il Vangelo non esaurisce il Vangelo, innanzitutto; lo stesso Gesù lo fa sospettare.

02/07/20

Sei sicuro di essere esattamente quello che credi di essere? E di essere il corpo e la mente che hai? Ma se sono cose che hai, non sarebbe piuttosto da considerare quello che credi di essere come persona alla stregua di un dono ricevuto? Non sei mai da solo, perché c’è sempre questo dono con te: la tua vita. Allora la puoi immaginare come se fosse un tuo figlio… Stai trattando la tua vita, te stesso, come se fosse tuo figlio? Una creatura da accudire?

Segui il "Vangelo Pratico"



30/06/20


Finalmente a partire da oggi è disponibile l'ebook del libro che ho scritto! Ringrazio la mia casa editrice e tutte le persone che mi hanno supportato e incoraggiato nell'intraprendere questa avventura.
Grazie!

29/06/20


A volte, quanto vado a cena da amici, si parla un po’ di spiritualità stimolati dall’imminente uscita del mio libro VANGELO PRATICO. Tuttavia le discussioni spesso si concentrano sul tema della religione deviando dal fulcro. E il fulcro è appunto un aprirsi a qualcosa di infinitamente più grande di noi: se si rimane all’interno di quanto può essere stabilito dall’uomo, come trovarci l’infinito?
Ovviamente, non si afferma di essere contrari alle religioni, ma si vuole far notare come ci si abitui a un approccio virtuale a quanto desideriamo veramente e ci appassiona, invece che perseguirlo in modo diretto. Nel caso della spiritualità, ricercare degli intermediari e delle interpretazioni al posto di incamminarsi seguendo il proprio intuito. Così, ci si focalizza a criticare i presunti errori della Chiesa nel corso dei secoli, a ricordare le proprie negative esperienze con i sacerdoti, a osservare quanto è stato bistrattato e alterato il Vangelo, invece di intraprendere un viaggio verso la Verità, si finisce per analizzare il perché nella nostra società tale ricerca sia ostacolata. 
Ma se fosse vero che credi in tali ostacoli, perché non usare questa credenza per riconoscerli, scantonarli e procedere in libertà? E fare così non potrebbe addirittura essere valido per qualsiasi cosa che si consideri limitante?
L’esempio perfetto è il gioco del calcio perché i tifosi spendono un’enormità di tempo e energie per spiegare il perché la propria squadra del cuore sia la migliore. Essi arrivano a bisticciare o a farsi la guerra per caldeggiare le proprie opinioni su come è andata una partita o come si sono comportati i giocatori. Amo ascoltare una stazione radio che parla solo di calcio perché le persone discutono delle partite con tale penetrazione e profondità da rasentare sfumature filosofiche e astratte. E in tutto questo, mancano di fare l’unica cosa che dovrebbero fare come amanti del calcio: giocare.

25/06/20


I concetti che si possono esprimere in modo diretto con le parole o quelli intuiti dalle immagini di un’opera d’arte non sono strumenti per descrivere l’immensità (più o meno efficaci). Non sta in quelli, cioè, la chiarezza, la rivelazione perché l’immensità non la si può inscrivere in qualcosa che invece è intrinsecamente limitato. Come la mente.
Le parole del mio libro oppure le fotografie dei miei progetti artistici sono quindi il simbolo attraverso il quale l’immensità si può (solo) suggerire: il feticcio. Quindi, al di là della forma in cui viene presentato, è sempre lo stesso feticcio, e se non fosse feticcio, non sarebbe utilizzabile e pertanto… non potrebbe creare, inventare, celebrare.

“Dio fa tutto per me” si presenterà quindi come la dimostrazione di un percorso che può portare chiunque a conoscersi, realizzarsi ed essere felice come conseguenza di questa nuova consapevolezza. Esso è destinato a coloro che sono incuriositi all’idea di andare oltre alla prima impressione sulla realtà, a coloro che vogliono essere accompagnati verso un nuovo mondo che inevitabilmente comporterà un rinnovamento; ma non solo, è anche per chi vuole conoscere sempre più il significato segreto dei miei lavori artistici o comunque scoprire come si muovono le intuizioni di un artista quando crea. Ciò è dovuto al fatto che la mia arte è stata a me necessaria proprio per accompagnarmi e testimoniare questo viaggio che era principalmente astratto, aleatorio.

24/06/20



“Dio fa tutto per me” è il progetto da me concepito per condividere attraverso un testo il mio percorso spirituale. 
Questo è iniziato molto presto, sviluppandosi da una generica fascinazione per quanto è invisibile fino a farmi divenire cosciente di qualcosa di infinitamente più grande di noi. 
Nel punto in cui si incontrano i pensieri (sotto forma di libro) e la mia arte visiva, la loro rappresentazione per immagini:
https://www.facebook.com/pg/Enzo.Comin.VangeloPratico


18/06/20


Le indicazioni nel Vangelo sono astratte, forse per questo non vengono seguite? Eppure, se facciamo attenzione, anche gli obiettivi e le scelte che ci prefiggiamo, anche quelli più materialisti, sono motivati e rafforzati da semplici idee e credenze. 
Siamo più religiosi di quel che pensiamo…

08/06/20

Potete seguire lo sviluppo di questo progetto e vederlo in anticipo sulle pagine di questo blog, dove lo condividerò e lo farò conoscere, in attesa di quando sarà possibile concretizzare una presentazione pubblica.



VANGELO PRATICO

“Dio fa tutto per me” è il progetto da me concepito per condividere attraverso un testo il mio percorso spirituale. Questo è iniziato molto presto, sviluppandosi da una generica fascinazione per quanto è invisibile fino a farmi divenire cosciente di qualcosa di infinitamente più grande di noi. “Dio fa tutto per me” si presenterà quindi come la dimostrazione di un percorso che può portare chiunque a conoscersi, realizzarsi ed essere felice come conseguenza di questa nuova consapevolezza. Esso è destinato a coloro che sono incuriositi all’idea di andare oltre alla prima impressione sulla realtà, a coloro che vogliono essere accompagnati verso un nuovo mondo che inevitabilmente comporterà un rinnovamento; ma non solo, è anche per chi vuole conoscere sempre più il significato segreto dei miei lavori artistici o comunque scoprire come si muovono le intuizioni di un artista quando crea. Ciò è dovuto al fatto che la mia arte è stata a me necessaria proprio per accompagnarmi e testimoniare questo viaggio che era principalmente astratto, aleatorio.
“Dio fa tutto per me” si struttura in un saggio suddiviso in due volumi. Il primo avrà il titolo “Vangelo pratico” e porterà all’attenzione il segreto di un impiego pratico e attuale della parola di Cristo, tale da comportare felicità e realizzazione, alla portata di tutti qui e ora. Esso è stato richiesto dalla casa editrice Anima Edizioni per pubblicarlo nel corso dei prossimi mesi ed è corredato di una prefazione della storica dell’arte Eva Comuzzi proprio per facilitare il collegamento tra il mio mondo interno e quello esterno come artista. Il secondo volume è attualmente in fase di realizzazione.



01/12/19

20/11/19

Ferpormance

FERPORMANCE, performance – durata 10’ circa. Enzo Comin e Tizzi da Gorizzo.

Con la performance “Ferpormance” si vuole mettere in scena l’infinito.
Tizzi da Gorizzo cuce su capi di abbigliamento i versi delle poesie di Enzo Comin arrivando oggi, senza sosta, ad aver confezionato un considerevole guardaroba. Le poesie, per la prima volta, vengono pubblicate; ma in sartoria invece che in editoria. Lentamente, Tizzi sta cucendo tutte le poesie: cosa succederà quando raggiungerà Enzo all’ultimo verso?





15/11/19

FERPORMANCE

"Ferpormance"
Una performance in collaborazione con Tizzi da Gorizzo. 
Verrà presentata nel corso della prossima edizione del festival ORCHESTRAZIONE, Portogruaro (Venezia).


30/10/19

L’opera presentata da Enzo Comin è stata realizzata da lui, ma non è lui l’autore.

L’identità si palesa quando ci si identifica in qualcosa che si possa, appunto, mostrare; e di conseguenza che ha così dei limiti oggettivi, ovvero quanto, come Enzo Comin, riesco a raggiungere con il mio intelletto. Sappiamo che l’intelletto può elaborare soltanto gli elementi forniti dai sensi, ed è un fatto accertato che i sensi trasmettono solo gli stimoli della diversità. Il nostro cervello, in verità, non è neppure adatto a cogliere l’uguaglianza senza tener presente costantemente a cosa l’oggetto osservato si può contrapporre.
Per poter davvero arrivare a me, devo dismettere la mia identità, quello che so di me: ecco che così faccio spazio a qualcos’altro dentro di me che è in me ma è immensamente più grande di quello che io potrei mai giungere a capire e trasmettere agli altri, è la vita. In ciò soltanto le persone sono uguali; il resto, più superficiale, è solo qualcosa che decidiamo che sia per noi uguale per convenzione. 
Questo è il motivo per cui la realtà la puoi concretamente vedere e comprendere solo quando non ti occupi del convenzionale: nel sogno.



29/10/19

Amanti al night

Amanti al night che guardavano lo spettacolo.
Ora lo spettacolo sono loro

I miei nuovi lavori su SaarchiArt: https://www.saatchiart.com/account/artworks/266171


Lovers at the night club who watched the show. 
Now they are the show.

My new works on SaatchiArt: https://www.saatchiart.com/account/artworks/266171