31/12/17

15) RISVEGLIARSI DALLA PRESENZA



30-12-2017, giorno 15, quindicesima foto (16x25cm), in vendita a 15 Euro.

Ricercare solo la propria volontà rende la vita triste perché così è come se si cercasse di imporre all'universo quello che personalmente si desidera, e non solo non è possibile perché non puoi essere cosciente del generale e particolare equilibrio dell'universo ma permette di accedere a esperienze limitate nella vita, perché è il volere di una mera mente umana... Mentre, se si fa un passo indietro, capitano esperienze che aprono a molto di più. Cioè accettando quello che giunge senza "pensare", si vivono cose molto più allettanti - altrimenti, più si tenta di considerare totali i propri desideri e più si finirà a vivere in modo ordinario e prevedibile.
Il contrario, sarebbe come dire che la propria volontà sia coincidente a quello che vuole l’universo\dio e paradossalmente… la persona vivrà ciò che vuole lui e realizzerà qualsiasi cosa! Perché io e dio abbiamo lo stesso progetto; pensa: io conosco e vivo (per il semplice fatto che non conosco realmente) le mire di dio.
Pure quando non si avverano i miei programmi, so invece che stanno realizzandosi. Forse non quelli che pensavo io per me, ma quello che realmente voglio anche se lo ignoro...


30/12/17

14) MAL D'ARIA, MAL DI MARE, MAL D'AUTO



29-12-2017, giorno 14, quattordicesima foto (16,20x25cm), in vendita a 14 Euro.

"Tra un momento ci sarà il ritornello: è soprattutto questo che mi piace e la maniera improvvisa con cui si getta avanti come una scogliera contro il mare. Per ora suona soltanto il jazz, non v'è melodia, solo note, una miriade di piccole scosse. Non hanno sosta, un ordine inflessibile le fa nascere e le distrugge, senza mai lasciar loro l'agio di riprendersi, di esistere per se stesse. Corrono, s'inseguono, passando mi colpiscono con un urto secco, e s'annullano. Mi piacerebbe trattenerle, ma so che se arrivassi ad afferrarne una, tra le dita non mi resterebbe che un suono volgare e languido. Devo accettare la loro morte; devo perfino volerla: conosco poche impressioni più aspre e più forti."
J.-P. Sartre, "La nausea", Einaudi 1953
Questa citazione ovviamente è per il piacere che traggo dalla lettura di libri... ben scritti! Ma se estrapolo proprio questa dall’intero libro, come la mia preferita, è perché misteriosamente questo capoverso era sottolineato.
Il motivo per cui preferisco leggere libri usati è appunto perché presentano unicità e personalità che sviscerano dal contenuto. Questo è il fulcro ovviamente per cui ricorro a immagini che già esistono, piuttosto che di inedite o fatte da me per creare le composizioni visive.
Allora abbiamo il lettore che oltre a fare l’esperienza del libro, ha in aggiunta (in questo caso) l’esperienza dovuta alla questione di queste frasi sottolineate da un fruitore precedente: perché, di tutto il libro, ha voluto evidenziare proprio questa parte e solo questa?

Inoltre, ciò rende unica questa copia del testo di Sartre: solo quella che si può prendere in prestito dalla biblioteca civica di Udine è esattamente in quel modo. irripetibile nell’intervento - o nel difetto.

29/12/17

13) FUORI CONTESTO



28-12-2017, giorno 13, tredicesima foto (17,5x25cm), in vendita a 13 Euro.

Non c'è arte senza memoria.
Quindi, molte mie riflessioni, nel corso degli anni e specialmente nei primi tempi, sono state su come creare arte senza memoria, ovvero senza evocare simboli. Strategico, anche per questo, l'adoperare la fotografia come principale mezzo - perlomeno come base sulla quale poi edificare un intervento successivo.

In questo periodo, sto buttando giù un'idea per una eventuale partecipazione ad una mostra che ha come tema la "tenerezza". Ecco che così scopro che nell'usare il cuore, le emozioni piuttosto che la ragione, potrebbe meglio aiutare al mio scopo.

28/12/17

12) IL FANTASMA A CACCIA DI FANTASMI



27-12-2017, giorno 12, dodicesima foto (25x18,70cm), in vendita a 12 Euro.


Fin da piccolo ho amato esplorare le case abbandonate, le quali diventavano una sorta di caccia al tesoro. Ogni tanto, mi è successo di scoprire nella casa abbandonata una nuova dimora improvvisata di qualcuno, oppure di intravedere tra i ruderi altri come me, appassionati di relitti, che visitavano l'edificio come se si visitasse un museo. Questi, li ho seguiti, senza farmi scoprire, magari osservandoli attraverso le travi nude del soffitto. Chissà quante volte è capitato di essere osservato a mia volta. A volte sono gli altri, i fantasmi, a volte io.

27/12/17

11) L'AMICO IMMAGINARIO



26-12-2017, giorno 11, undicesima foto (20x20cm), in vendita a 11 Euro.

Come far capire agli altri che io proprio vedo così?
Nell'indefinitezza si trova la definizione; però, oltre a fare mia una simile filosofia, una delle maggiori leve che mi hanno indotto a cercare nella fotografia un modo per trasmettere la mia idea sulla realtà, è che effettivamente ho un difetto visivo che mi comporta una difficoltà nel mettere a fuoco. Nulla che non abbia risolto con degli occhiali, e, dopo essermi stufato dell'indossare occhiali, con la pazienza.
E' stato come l'indizio per mettermi sulle tracce di altri livelli, altri mondi. Forse, se non avessi avuto questo, mi sarebbe capitato dell'altro per indurmi comunque all'arte; certamente in tale modo sono giunto alla fotografia. Esattamente, solo l'occhio più obiettivo che potesse esserci, la fotocamera, sarebbe potuto diventare il mio alleato ideale: indurlo a sbagliare per farci accorgere che c'è dell'altro…

26/12/17

10) L'ORIZZONTE



25-12-2017, giorno 10, decima foto (23x14,60cm), in vendita a 10 Euro.

Nella mia famiglia, il giorno di Natale ha sempre rappresentato una prova. In prima persona, ho sempre avuto la sensazione di assaggiare un limite dove non riuscivo a comprendere se si faceva finta di aver piacere di quel convivio, oppure era un festeggiamento sincero. Mi ero fatto questi scrupoli nell'osservare che un po' tutti attorno a me si comportavano in modo differente rispetto al solito.
Sono così cresciuto considerando il mondo come qualcosa di effimero. E questo come un ostacolo. Infine, ho colto questo ostacolo come invece un semplice orizzonte da oltrepassare per arrivare al mondo che voglio.

25/12/17

9) OCCHIALI DA SOLE


24-12-2017, giorno 9, nona foto (13,6x20cm), in vendita a 9 Euro.


Il primo giorno di lavoro non me lo ricordo più. A volte, al mattino mi sveglio e ricordo parecchi incontri avuti nei vari lavori che per la loro natura interessata, mi danno la nausea.

24/12/17

8) APPUNTAMENTO AL MARE



23-12-2017, giorno 8, ottava foto (15x15cm), in vendita a 8 Euro.

Questa immagine proviene dal mio tentativo di unire fotografia e pittura in una forma che possa indurre lo spettatore a confondersi sullo strumento utilizzato effettivamente. In questo caso è mera fotografia, ma ho optato per una pellicole precisa che sapevo che mi avrebbe permesso dei risultati cromatici particolari. Infine, una macchina fotografica modificata da me assicura indipendenza nel muovere la pellicola al suo interno come desidero.

La località scelta per questo esperimento è palesemente Trieste. In uno scatto il cielo si può mescolare con il mare.

23/12/17

7) VULNERABILITA' E FORZA.



22-12-2017, giorno 7, settima foto (10x15cm), in vendita a 7 Euro.

Ci sono alcune immagini che desidero che raccontino di un mondo che verrà, come se provenissero dal futuro. Contemporaneamente voglio che il futuro parli di me, di noi tutti: del passato. Allora queste due forze si scontrano e non so bene cosa ne scaturisce.
L’unico modo per svincolarsi dal canone di spazio e tempo è portare dentro le immagini dei simboli che superano tutti i riferimenti apparenti.

Il relazionarmi con il pubblico, anche con chi ammira i miei lavori, e ambire a trasmettere simili messaggi sono sempre state per me delle grosse complicazioni: ovvero entrambe le cose non mi riescono facilmente. Poi ho capito che questa mia difficoltà è quello che mi dimostra più umano, “sono così”, ed è quindi la forza più grande per poter comunicare.

22/12/17

6) PRIMO GIORNO D'INVERNO



21-12-2017, giorno 6, sesta foto (10x14cm), in vendita a 6 Euro.


Molti miei lavori nascono camminando da solo nella campagna. Specifico “campagna” perché significa solitudine, camminare senza incontrare nessuno seppure si vede la presenza dell’uomo ovunque; se sento qualcuno avvicinarsi, mi nascondo. Questo il motivo per cui spesso inserisco elementi naturali nelle mie foto ma è sempre evidente la presenza umana. Ho fotografato apposta molti angoli di campagna ai piedi del Collio in inverno, che tra campi a riposo e viti spogliate sembra un deserto, per utilizzare quegli scatti proprio per sfondo a lavori più compositi. Appena alle spalle dei paesi inizia un deserto marrone, intervallato da qualche casa abbandonata. Amo la campagna del goriziano per i colori e perché meno densamente abitata di quella dalle mie parti. 
Pezzi di case abbandonate, le loro carte da parati, le foto che vi trovo dentro, la campagna, la stessa terra che mi impolvera l’obiettivo concorrono all’immagine finale, e unica.

21/12/17

5) LA FOTOGRAFIA NON E' UN VIAGGIO NEL TEMPO



20-12-2017, giorno 5, quinta foto (15x10cm), in vendita a 5 Euro.

Una abitudine della mia famiglia era prendere parte a eventi sociali, come gite, incontri in parrocchia, anche di tipo sportivo... Com'è possibile che trascorrevano gli anni e io non riuscivo a familiarizzare con tutto ciò?

Non saprei cosa dire al me bambino, se lo potessi incontrare; però so che sono diventato l'adulto che avrei voluto conoscere a quell'età.

20/12/17

4) IL SEGRETO SVELATO DA UNA FOTOGRAFIA. SU TUTTO.


19-12-2017, giorno 4, quarta foto (15x10cm), in vendita a 4 Euro.

Se come persona sono vincolato a questo mondo e alle sue leggi, sono convinto che c'è altro dentro di me che vive più luoghi e più tempi in un luogo e in un tempo. Come a dire che se c'è solo un luogo e un solo tempo, non ci sono alternative a quel luogo e a quel tempo: il medesimo contesto.
Io allora non solo sto vivendo tutti i posti e tutte le epoca, ma ovviamente anche tutte le vite. Alcune foto lo devono far sospettare - graficamente molteplici.

Omnireali.

19/12/17

3) DIVENTI FOTOGRAFO QUANDO CI SI SENTE FUORI POSTO


18-12-2017, giorno 3, terza foto (10x15cm), in vendita a 3 Euro. 


Il Friuli - Venezia Giulia. Mi sento di appartenere alla mia regione ma mi sento anche estraneo. E' fatta di terre ghiaiose o rocciose, sulle quali sorgono quasi come piante che crescono spontanee, le case bianche. Le persone parlano una lingua che non conosco, con la mia, veneziana, mi sento un ospite. Percepisco di essere diverso, ma voglio farne parte.
Sentirsi a casa dove ci sente fuori posto.

18/12/17

2) DESIDERO FARTI VOLTARE


17-12-2017, giorno 2, seconda foto (10x31cm), in vendita a 2 Euro. 

Innanzitutto, ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno risposto positivamente a questa iniziativa scrivendomi, dando un parere e acquistando il primo pezzo postato ieri.

A volte, si ha un'idea, si cerca di condividerla, la si propone agli altri perché ogni nuova idea è come un'esperienza forse mai fatta prima. Tuttavia, nessuno risponde, nessuno si volta; per alcuni periodi mi sono giustificato: il mio lavoro non è interessante, non sono nel luogo ideale per proporre arte, non ho gli strumenti per farmi conoscere… Infine, qualcosa è cambiato, credo la mia voglia che più persone sappiano quello che vedo e voglio mostrare nelle mie foto.

17/12/17

HAI ANCHE TU UNA FOTO DI CUI RICORDI ESSERE IL SOGGETTO FOTOGRAFATO E ANCHE CHI L'HA SCATTATA?



16-12-2017, giorno 1, prima foto (20x14cm), in vendita a 1 Euro.

Ogni estate, quando si è bambini, è sempre un nuovo viaggio, una nuova avventura. E' impensabile che potranno diventare monotone, le estati, un giorno.
D'inverno si guarda alle foto delle vacanze estive e quasi non si riconosce la propria immagine per il costante mutarsi. Questo inverno io comincio una nuova avventura in cui mi guardo indietro, non riconosco quello che vedo o non riconosco la monotonia, e avanzo. Foto dopo foto.

16/12/17

PRENDI PARTE AL WORK IN PROGRESS...


Una vecchia foto d'altri tempi recuperata non ricordo dove; forse nel fondo di un cassetto di una casa abbandonata che stavo esplorando.Sono tre figure distinte, che mi danno la sensazione di rappresentare l'intero secolo passato, seppure non hanno un aspetto che potrei accostare alle persone delle foto d'epoca dei miei nonni. Quello che mi colpisce è che semplicemente nel modificare il fuoco della foto, queste tre figure finiscono dietro una nebbia. Erano distinte (in tutti i significati della parola) e ora appaiono identiche, addirittura delle repliche. Per questo motivo, oltre che per l'esposizione, questa foto è stata lo sfondo celato, segreto, di varie mie future immagini che, da questa, iniziavo ad alterare...
E' importante mostrare ora questa immagine perché dopo aver cominciato il nuovo progetto che unisce fotografia e pittura in una modalità che sembrerebbe andare oltre le mie aspettative - https://lafotografiaestesa.blogspot.it/p/presentazione.html - riscontro la necessità di prendermi del tempo. Tempo che dedicherò ad approfondire tecniche che avevo provato in passato e che non ho avuto modo di esaurire, oppure tentarne di nuove. A tutti sarà capitato di guardare a quanto fatto in precedenza e scoprirvi quello che si farà in futuro, o prendersi una pausa per poter essere preparati ad una esperienza mai finora vissuta. A questo scopo, mi concentrerò sul mio lavoro, dal 16 dicembre al 16 febbraio, e coinvolgerò tutti quanti ne siano incuriositi postando quotidianamente sul mio blog una nuova immagine realizzata il giorno precedente. L'obiettivo è andare ancor di più oltre il mio intervenire su fotografie pre-esistenti… e pure far conoscere meglio il mio modo di operare.
Una nuova immagine ogni giorno che permetterà di portarci sempre più lontano in questo viaggio. Viaggio che potrai quindi seguire passo dopo passo per sbirciare e commentare i progressi. Inoltre, potrai partecipare acquistando le immagini realizzate come esercizio o work in progress, perché saranno messe subito in vendita a partire da 1 Euro: il primo giorno a 1 Euro, il secondo giorno a 2 Euro, e così a procedere…
Seguimi tutti i giorni su questo blog, da domani... e scrivimi per avere maggiori informazioni e aggiudicarti le immagini proposte.


09/12/17

IL SILENZIO DA CUI E' PARTITO TUTTO






Nella solitudine è come se si trovasse la maggiore libertà, forse anche perché si inizia a parlare da soli e così dialogare fantasiosamente con chi è assente. Come un cowboy in viaggio.
In queste foto (la mia prima installazione come artista), poi stampate a guisa di pelli, le immagini di un cowboy a caccia di un indiano, il quale è a caccia di una visione. Senza questa, il pellerossa non conosce la propria personalità, non si riconosce; e così neppure il cowboy senza la sua preda.
Io immaginavo che la visione era a caccia del cowboy.

01/12/17

STUDIARE TANTO... PER POTER FOTOGRAFARE CON UN GIOCATTOLO



Avevo studiato tanto, concentrato la mia attenzione ai ragionamenti che inserivo nella presentazione delle mie mostre - al punto che davo particolare attenzione al foglio che si lascia all'inizio della visita di un'esposizione. Dopo essermi dedicato con abnegazione alla parte tecnica ed esplorativa del mondo della fotografia, ora cercavo di bilanciare la parte teorica. Forse troppo, dato che mi sentivo addirittura definire "artista concettuale".
Qui, ero addirittura a Salisburgo, trasferitomi per approfondire proprio questo aspettando, per frequentare l'accademia di belle arti. A un certo punto, mi sono ricordato di quanta simbiosi ho con il mezzo della fotografia e così essere in grado di ottenere l'effetto desiderato; è sufficiente lasciarmi andare e fidarmi. Allora, ho preso una pausa dagli appunti e sono uscito a zonzo con i colleghi del corso; a loro sembrava che io facessi foto a casaccio, o per finta visto che la fotocamera che usavo era un prodotto mediocre di plastica per nulla professionale (e che ricevette giustamente la definizione di "toycamera"). Dopo aver sviluppata la pellicola, le foto mostravano proprio quello che io stavo cercando, e non solo esteticamente perché evocavano addirittura quel mio sentirmi in una terra di confine senza sapere bene quale strada imboccare…

Gli altri del corso che videro poi gli scatti non riconosceranno mai che quella era la stessa Salzburg che avevamo percorso assieme o che fossero scatti prodotti in quella occasione; anzi che fosse la stessa città pure. Lo stesso per me.

25/11/17

FORMA D'ARTE COME FORMA DI MAGIA




La fotografia è arrivata relativamente da poco tempo; quando se ne conoscerà meglio, si scoprirà sicuramente la sua valenza magica. Magia significa manipolare i simboli; l'artista è mago e deve rendere concreto un culto/una cultura. Senza una convinzione, una fede, fa solo dei bei lavori.
Credo che la fotografia sia un'opportunità per ravvivare il potere magico. Quindi, l'arte non è intrattenimento ma una forza che trasforma; intrattenimento lo si riconosce quando il pubblico riceve ciò che desidera, l'arte non dà al pubblico quello di cui ha bisogno. Se il pubblico sapesse cosa vuole o cosa gli serve, non sarebbe pubblico, ma sarebbe completo, con il culto, acculturato: sarebbe l'artista. Approfondire la mia vita come artista è approfondirla come mago, pure, portando avanti le idee di cui sono convinto sulla realtà e la spiritualità - e quindi, pure, sulla vita e la morte. Il cercare di esprimerle ed inserirle nelle immagini che produco è fare il mio lavoro. Tradisco la verità se non accompagno il pubblico verso altri panorami, la quale è mia ma diventa assoluta perché io sono convinto della sua esattezza.

Questa immagine proviene da una pellicola che poi ho provato ad accompagnare con i versi di una poesia per la pubblicazione in una rivista anglofona. Gli scatti sono stati fatti mentre aspettavo gli altri che mi venissero a prendere per partire in auto verso una residenza che avremo fatto alla Fondazione Spinola Banna. Un posto davvero diverso, una pellicola vecchia irripetibile, le persone giuste per fare esperienze nuove.

18/11/17

FARE FOTO PER RICORDO O PER DIVENTARE UN RICORDO?



Quello che ho descritto negli ultimi post è un diverso punto di vista rispetto a Benjamin dell'osservazione delle immagini di massa, perché qui parliamo di immagini banali che sono alla portata di chiunque e che potrebbero anche non essere viste da nessuno. Chi è quindi il fruitore di quelle immagini? Il sistema stesso, internet, come una sorta di spettatore che accoglie le immagini e ci fa sentire "ascoltati". Un ottimo parallelismo con Dio, al quale venivano rivolte immagini che solo Lui poteva vedere: l'autore e chi le commissionava riconosceva, ma senza saperlo, che Dio le avrebbe viste. Nell'essere più specifici, non è esattamente un Dio, internet, ma la profondità che cela Dio: sé stessi. Funge quindi da specchio: penso a una cosa (la vedo), e carico quel pensiero (quella foto) nella rete, così che il mio pensiero rimarrà per sempre; anche se la foto non viene rivista, in quel momento so che è una porzione di me che rimarrà nell'eternità. In passato, avevo descritto queste dinamiche come autismo o autoerotismo, ma più esattamente è proprio un tendere al raggirare la morte, un persistere.

Mi interrogo se è lo stesso movimento che mi porta a realizzare lavori come questo: distruggo la foto e poi la rimonto, la colloco su un supporto che ha già un passato - che viene quindi sovrapposto. Cambio canale del testo e pertanto il messaggio che porta è deviato. Un passato che per me è quasi impercettibile, però diventa materia della mia personale memoria visto che le foto si fondono con le vecchie tele di mio padre, di quando dipingeva.

11/11/17

PERCEPIRE LA REALTA' NELL'ESPERIENZA VISSUTA O NELLA FOTOGRAFIA DELL'ESPERIENZA VISSUTA?



La caratteristica antropocentrica della fotografia è amplificata nella sua possibilità di far ricordare, preservare il soggetto dalla morte. Aiuta ad accettare il passare del tempo e far rievocare chi ci ha lasciati. La fotografia, qui, prende il posto della persona deceduta; come un regnante del passato che viene sostituito con la presenza del suo dipinto realistico, o il Faraone con dei simulacri di terracotta e la mummia…
Ma non è finita: oggi, tramite l'uso di massa della fotografia e l'immensa mole di foto della quotidianità di ciascuno che viene caricata in internet, la fotografia va a sostituire la vita stessa. Una replica che è qualcosa di più, quasi una neutralizzazione della quotidianità: scompare diventando neutra con quella di tutti gli altri che caricano foto nello stesso contesto…
Scopo di performance come quella illustrata da questa foto (scattata dalla fotografa Lara Trevisan durante una passata edizione del festival "Orchestrazione", Portogruaro -Venezia-), è appunto creare invece un corto circuito. Innanzitutto per chi è testimone dell'azione, e poi per chi avrà a che fare con simili immagini.
Il mostrare qui una via verso qualcos'altro comporta una difficoltà di interpretare il contesto più per chi è testimone indiretto che per chi era lì presente. Il primo, infatti, deve in aggiunta anche trovare un senso a ciò che la rappresentazione sta mostrando perché la foto rimane per sempre e si sostituisce inderogabilmente all'evento; mentre il secondo assiste tutto in modo effimero.

Deve essere come camminare nella nebbia, ma quello che la foschia non permette di distinguere bene non sono le cose più confuse che invece emergerebbero, ma quelle più quotidiane, ovvie.

04/11/17

COME NASCE LA "FOTOGRAFIA ESTESA"



Ecco uno dei primi suggerimenti del progetto che ho chiamato "la fotografia estesa" e che è realizzato in collaborazione con il pittore Raffaele Santillo. Spesso ci siamo trovati a condividere simili opinioni sulle immagini poiché è frequente che, tecnicamente, iniziamo entrambi da fotografie trovate per creare qualcosa di diverso. Lui con la pittura.
Così, si manifestano realtà assurde, si mette in scena ciò che è altro da noi. Ma attraverso i nostri punti di diversità - di distanza invece che di contatto - si elabora un nuovo linguaggio. Che credo  universale, come una sorta di esperanto - ma con le immagini.
Le nostre sequenze sono quindi possibili solo nello scambiarci di continuo un'immagine che evolve perché ciascuno interviene in modo indipendente ma anche considerando l'apporto dell'altro. E' il lavoro che comunque faremmo se fossimo da soli poiché partiamo, appunto, da immagini già esistenti. Il passaggio a un procedimento successivo, qui è possibile proprio per questa interazione, o ancora meglio: per l'attesa nel riavere l'immagine precedentemente ceduta, e per il suo successivo nuovo abbandono consapevole.
Con l'inaugurazione collettiva del festival Orchestrazione di quest'anno (dalle 18.30 del 4-11-17, presso la galleria d'arte Ai Molini di Portogruaro -VE-), abbiamo trovato la scusa per sbrigarci nel portare a termine alcune prime proposte. Ciascun lavoro è a tal punto suscettibile di continue rimaneggiamenti che dovremo dedicare a questo progetto un'intera mostra a sé.
Quando ho visto i primi lavori, mi sono meravigliato, perché il risultato trasmette proprio quanto io avrei da sempre voluto evocare ma che da solo non riuscivo in modo così esaustivo.
Quindi, nell’affrontare un disorientamento nel disconoscere e riconoscere in continuo l’immagine e nella fiducia verso il collega a cui si affida il proprio lavoro, l’autore potrà ottenere la manifestazione di un aggregato che sia a lui appartenente e al contempo sconosciuto: l’ospite estraneo.

28/10/17

COME SBAGLIARE NEL FOTOGRAFARE PER OTTENERE UNA FOTOGRAFIA CORRETTA



La fotografia è un metodo di rappresentazione fra i più antropocentrici. Non si può evitare di ingannarne il fruitore facendogli credere che non sia stato l'occhio di un uomo e la pressione del suo dito indice a realizzare lo scatto. Altre forme artistiche o creative possono essere maggiormente annacquate, mentre la fotografia si porta appresso una condizione di intimità che non si può evitare. La forma stessa dello scegliere lo scatto attraverso azioni che solo il fotografo può vedere, e attraverso il suo unico sguardo tramite il mirino, comporta questa intimità, personalità.
Di certo, si può spiegare - da questo punto di vista - la fotografia come la meno universale fra le produzioni di immagini. Pure quando vogliamo rappresentare qualcosa di astratto con la fotografia, dobbiamo ricorrere a dei soggetti precisi; mentre nelle altre forme artistiche si può evocare, costruire, raffigurare qualcosa di astratto o un oggetto che prima non esisteva.
Alla luce di queste riflessioni, colgo il mio modo di fare fotografia come completamente sbagliato perché è un utilizzare scorrettamente il suo dispositivo. Come usare la pittura per fare letteratura o la tipografia per dipingere…
Nella foto qui riprodotta, si vede un panorama di un parco nella periferia di Roma, nel fondo ci sono delle strutture, forse dei ruderi. Vagavo con un amico attraverso quei boschi, ogni tanto salendo su degli edifici antichi lì abbandonati; ma quello che volevo era appunto che il ricordo, i nostri discorsi e quello che avevo di fronte si fondessero in un'unica immagine. E in quel momento, addirittura, già avevo un'idea di come sarebbe venuta la foto perché avevo sistemato l'obiettivo in modo da avere quell'impressione e scelto una pellicola che fallisse nell'intento per un'alterata sensibilità: era un kodak scaduta da 60 anni. Mi aveva fatto piacere usarla anche solo perché avevo aspettato il momento ideale per vedere i risultati che avrebbe dato.
Invece, l'idea di questa serie di foto mi è giunta dal sentirmi sopraffare dalla bellezza di Roma, quasi un non poterla recepire e gestire tutta. Perché proprio quella città vive così l'antichità che offre: molto frequente è scorgere tracce dell'antica Roma, anche enormi pezzi di palazzi che una volta scovati, vengono recintati e protetti. Facendo attenzione, ne notavamo ovunque e è impossibile quindi solo annotare tutte queste presenze e averne cura… di conseguenza, anche semplicemente la plausibile spesa per gestire il fazzoletto di prato che circonda ciascun rudere è incalcolabile per la città, per il nostro paese. Sono tutte queste osservazioni che mi hanno fatto percepire quello stato di sopraffazione - una ricchezza ingestibile. Allora ho iniziato a soffermarmi su come alcune antichità venivano come ignorate e diventavano parte integrante dell'arredo urbano o privato oppure sporcate da scritte perché non riconosciute; anche poco prima di giungere in quel parco, siamo passati di fronte a un condominio che aveva incluso nel giardino un enorme porzione di acquedotto romano… non si può non costruire edifici per riguardo di questi ritrovamenti e così questo banale condominio convive con un patrimonio di importanza archeologica che se fosse altrove sarebbe invece messo in rilievo.

Non vedo l'ora di tornare a Roma.

21/10/17



Questa foto è stata fatta durante la "notte bianca" del 2012 a Venezia da Elena Tubaro - fotografa pordenonese che era capitata con un gruppo di fotografi di Instagram per immortalare i momenti salienti della serata.
Qui sono negli atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa, a La Giudecca, mentre accoglievamo i partecipanti della festa. Mi ero proposto in un'ipotetica performance nel quale rivestivo i panni di un barbiere. O meglio, non sono e non lo ero neppure all'epoca, un barbiere, però era uno degli espedienti per raccogliere soldi per mantenerci a Venezia senza implicare direttamente il lavoro artistico che si stava facendo negli studi. Si trattava di un progetto sorto da vere necessità finanziarie e da un intento di guardare ai nostri ricordi, confrontando i pensieri miei e di un partecipante del collettivo Dirtmor. Sia io che lui (presente anch'esso come ospite della fondazione), infatti, avevamo riscontrato che i nostri padri, alla nostra età, aspiranti artisti, inscenavano delle idee e dei mestieri per poter arrotondare le entrate: fotografo per i turisti, coltivatore e, come in questo caso, barbiere.
Così noi, allora, replicavamo. Ogni azione doveva infine essere documentata, ma il progetto non arriverà a conclusione perché la persona che collaborava con me vi ha rinunciato. Precisamente, ha rinunciato a qualsiasi progetto iniziato durante il periodo di residenza alla fondazione, come pure deplorare quanto fatto in precedenza con il suo collettivo. E' stato uno strano scomparire… lo abbiamo anche ricercato, trovandolo infine impiegato in una boutique di San Marco; quindi anche con un aspetto ben diverso dal solito.
I suoi compagni hanno pure affrontato questa sorta di voltafaccia, inscenando un funerale. Non voleva essere una mancanza di rispetto, ma poter andare oltre all'assenza di uno dei componenti che risultava centrale in molte delle loro produzioni - oltre che personali esperienze.

Io non ho mai capito bene come giudicare l'accaduto, per me era un periodo prolifico e quindi non ho risentito troppo di un venir meno di un progetto, ma solo di un amico.

14/10/17



Stamattina ricordavo l'abitudine alla confusione di quand'ero più giovane. Ricercavo il caos, credevo nel disordine che portasse condizioni di fertilità. Sentivo di averne l'attitudine, anche al rumore; eppure ricercavo quelle specifiche atmosfere come se mi facessero invece stare bene. Mi portano pace. Come quando passavo tutta la notte fuori, con i miei amici, anche dieci ore di fila e poi me ne tornavo tranquillamente a casa a dormire; e al risveglio era come tutto azzerato. Una ricerca di sormontare stimoli per poter fare piazza pulita. Anni inconcludenti perché forse non capivo se vivere era la settimana lavorativa o il weekend trascorso come una vacanza.
L'immagine che ho scelto oggi, racconta proprio di questo, perché fa parte di una serie che prevede foto sulle quali vengono aggiunti svariati elementi per creare una nuova immagine dal sovraffollamento. E qui, dalla compressione o compresenza di molti soggetti, è come se si superasse la superficie e si raggiungesse l'opposto: la pace. A me, questa immagine, ispira infatti serenità. E altre, ancora più confusionarie, raggiungono pure meglio questo obiettivo.

In questo periodo, guardo a queste foto perché, per via dell'attuale situazione finanziaria, esco di casa poco spesso. Seppure provengono da foto di altri, sono souvenir anche miei. Le foto arrivano da stampe o pellicole trovate in case abbandonate o addirittura fra ruderi di edifici demoliti o fra i detriti buttati via delle case crollate. Era il periodo in cui realizzavo le foto dalle immagini che raccoglievo camminando in giro per la campagna.

07/10/17



Questa fotografia è uno di quei lavori che mi fa ricordare l'artista Luciano Lunazzi. Oltre al periodo di esecuzione, che coincide con il mio avvicinarmi al contesto degli artisti udinesi e così a Luciano, ricordo una idea di collaborazione che ovviamente non troverà realizzazione. Gli avevo commissionato di imbastire un secondo me, in scala reale, in cartone, da poter indossare come un abito o un'armatura.

Spesso ci capitava, io e lui, di condividere idee sui modi per guadagnare con l'arte, e le sue sono quelle che mi stanno aiutando a migliorare la mia situazione a riguardo… Poi il resto.

30/09/17


Uno spirito disteso su un lenzuolo. Di certo, ogni volta che vedo questa immagine penso al sogno, all'intera attività onirica; così distinguo una figura forse femminile e la percepisco come la compagna che mi abbraccia durante la notte. I colori chiari e le linee sottili che la riempiono le conferiscono una forma delicata, fragile e solo suggerita. E' perché me ne sono accorto che ho deciso di non continuare con l'idea di riempire la foto di altri elementi, e l'ho lasciata lì sul lenzuolo. E non so ancora se distesa o sospesa.
Questo lavoro l'ho realizzato per mostrare qualcosa di nuovo ai fotografi, ai curatori e ai galleristi con cui mi sentivo dopo averli incontrati al festival della fotografia dell'anno scorso a Arles. Però, seppure stavo facendo immagini che mi emozionavano, ho notato che erano un proseguimento di quelle che avevano destato il maggior interesse al festival; così le ho messe da parte per ricominciare qualcosa di nuovo usando solo foto provenienti dal mio passato. Quelle di questa serie sono frammenti di una pellicola trovata qualche anno fa, per terra, in una via periferica di Treviso e raffiguranti scatti ricordo di una vacanza al mare fra amici.

19/09/17


Aprire un hard disk è come aprire uno di quei cassetti dove si butta dentro tutto ciò che non è di immediato utilizzo. Passata l’estate, mi ritrovo con più tempo libero e guardando in uno dei miei hard disk, vi scorgo molti lavori fotografici che seppure importanti... sono stati messi da parte per la fretta di realizzarne altri ancora.
Da questa settimana, ogni sabato ne pubblicherò uno nel mio blog http://enzo-comindaybyday.blogspot.it perché ciascuno è un mattone che mi ha portato alla costruzione dei lavori più recenti...
La prima immagine che mostrerò sarà “Albergo al lago”, e sarà in esposizione da sabato 23 presso Villa Rubini Stringher
per l’evento WOODNESS & ART


Appuntamento, quindi, al vernissage
alle ore 18:00
sabato 23 Settembre 2017
Villa Rubini Stringher
Via Caterina Percoto, 19/a
Udine

e ogni sabato a seguire su: http://enzo-comindaybyday.blogspot.it

perché ogni mia immagine nasce dallo scambio tra più persone, in quanto proviene da fotografie di qualcun altro che costruisco nuovamente a seconda di quanto è più o meno forte l’usura della carta sulla quale erano state stampate.


01/09/17